FAQ

Domande frequenti

Hai dei dubbi? È normale!

Non è facile comprendere la realtà delle sentinelle del mattino. Non essendo un movimento, nè un gruppo, nè un'associazione ecclesiale, è difficile da definire. Le sentinelle sono delle persone che agiscono con una visione di Chiesa. Sono legate tra loro idealmente da questo stile e da questa visione, ma ciascuna opera nella propria città come un normale battezzato. Amiamo definirci una "corporation" ossia, "un-cuore-per-l'azione". Siamo attivi nelle nostre diocesi!

Q. Sembrate un movimento... lo siete?

Un movimento ha un fondatore/fondatrice e una spiritualità. Noi siamo partiti come commissione di pastorale giovanile nella diocesi di Verona, iniziando un “progetto di pastorale di primo annuncio”. Questa realtà di formazione è stata poi adottata anche in altre diocesi, che ora lo vivono in modo autonomo: il centro di Verona fornisce solo un’amicizia e un aiuto esterno per avere nuovo materiale, consigli, ecc…

Il logo non dice un’appartenenza ad un gruppo (le “sentinelle”), ma la condivisione di un ideale e uno stile: essere una sentinella. Chi vede il logo sa che trova in tutta Italia la stessa visione, le medesime attività, lo stesso stile. È un marchio di qualità. Questo crea il network e favorisce lo scambio delle esperienze tra chi incarna la realtà in differenti contesti.

Q. Mi piace l'idea, ma non voglio fare "le sentinelle del mattino"!

Per noi le “sentinelle” sono i giovani normali di una diocesi che hanno già una loro appartenenza (parrocchia, gruppo, ecc…) ma che si impegnano a lavorare concretamente per risvegliare all’evangelizzazione tutti i cristiani, attraverso attività straordinarie di primo annuncio. Il nome non significa appartenenza, ma un essere e un vivere con la “stessa visione”. Giovanni Paolo II chiamò così tutti i giovani del mondo alla GMG del 2000: non voleva fondare un movimento, ma affidare loro un compito.

Q. Posso fare "Una luce nella notte" per conto mio, senza di voi?

Il consiglio che ti diamo è di fidarti di chi la realizza dal 1999, continuamente verificando e correggendo l’esperienza. Perché partire di nuovo daccapo e rifare gli stessi errori? Sembra facile organizzare una serata così, ma non lo è! Richiede mille attenzioni e particolari che fanno la differenza… Fatti aiutare, frequentando i nostri atelier, venendo a conoscere l’esperienza in atto lì dove si vive.

Q. Posso chiamare "Una luce nella notte" in un altro modo?

Questo nome è un marchio registrato all’Ufficio Brevetti e, dunque, è una proprietà intellettuale dell’ente registrante. Ogni uso non autorizzato sarebbe, quindi, perseguibile in sede giudiziaria. Per evitare abusi, invitiamo a cambiare nome, se si vuole vivere quest’esperienza con altre modalità e al di fuori di questa realtà. Per noi il nome dice il logo. Alcuni usano un nome simile (ad esempio: “La luce nella notte” o “Luci nella notte”): questo crea confusione e molti credendo di trovare le sentinelle, trovano invece un movimento o una comunità religiosa o altre esperienze particolari. Siamo contenti di constatare che Una luce nella notte è ormai una realtà nella Chiesa italiana, molto imitata e riprodotta. Deo Gratias! Ma siamo consapevoli, altresì, che delle imitazioni vissute con un carisma particolare possono ingenerare confusione e, purtroppo, se improvvisate in qualche modo, anche qualche brutta esperienza. Per questo motivo, vicino al nome Una luce nella notte, abbiamo aggiunto anche il marchio “(R)”, per dire che è un nome registrato. Una garanzia di qualità!

Q. Per le parrocchie piccole funziona questa realtà?

Sì e no. Dobbiamo uscire da una mentalità ristretta che pretende di avere in parrocchia tutta la Chiesa. Il centro della struttura ecclesiale è la Chiesa locale, ossia la diocesi. Per questo lavoriamo prevalentemente a livello diocesano, chiamati da un vescovo o da un direttore della pastorale giovanile. Crediamo che questo porti un frutto immediato anche in parrocchia, abilitando i laici e gli animatori all’evangelizzazione esplicita. A livello di giovani, poi, non ha senso rinchiudere delle attività legandole ad un territorio troppo ristretto. È possibile, invece, che più parrocchie si uniscano per portare avanti il progetto a livello vicariale, decanale o zonale.

Q. Avete qualcosa anche per gli adolescenti e i ragazzi del post-cresima?

Sì e no. I nostri progetti mirano alla fascia 20-35 anni (e oltre per le famiglie): noi puntiamo a formare dei giovani adulti capaci di evangelizzare. Questo ci sembra il miglior modo per aiutare anche i ragazzi più piccoli: essi hanno bisogno non di nuovi schemi di incontro o di nuove attività di intrattenimento, ma dell’amicizia di persone capaci di parlare loro di Gesù. Quando un giovane animatore vive da “sentinella”, torna in parrocchia e gestisce il suo gruppo “post-cresima” con una nuova mentalità.

Q. E se il mio parroco non vuole?

È diritto di ogni cristiano essere un evangelizzatore. Per evangelizzare nell’ordinario non c’è bisogno di alcun permesso; nè del parroco, nè del vescovo. Se un parroco non vuole concedere l’uso delle strutture necessarie (ad esempio la chiesa per «Una luce nella notte») non c’è problema. Non perdiamo tempo a convincere chi non è disponibile, ma ci rendiamo disponibili a chi crede nell’efficacia di questo tipo di evangelizzazione. Non dobbiamo convincere tutti, ma iniziare a formare dei giovani evangelizzatori, anche se pochi. Apriamo questa finestra!

Q. E se la mia diocesi non è pronta per questo genere di attività?

Noi lavoriamo sempre a livello diocesano. Per questo non agiamo mai senza il vescovo che ci dà (lui o attraverso un suo delegato) il mandato ufficiale della Chiesa. Se il vescovo nutre delle riserve o ritiene non opportuno iniziare in diocesi, nella piena e gioiosa obbedienza ai nostri pastori ci fermiamo e continuiamo ad evangelizzare personalmente nella vita ordinaria. Intanto per alcuni giovani è possibile partecipare laddove si evangelizza (ad esempio in una diocesi vicina).

Q. Non si portano via i giovani dalle parrocchie?

Questa frase ci fa sorridere… la dicevano anche a don Bosco! In realtà i giovani che contattiamo non hanno nemmeno visto una parrocchia o ne sono usciti ben presto. Se qualche sentinella appartiene ad un gruppo, ad un movimento, ad una realtà ecclesiale, per noi è necessario che rimanga in quella realtà. L’essere sentinella non offre un cammino di vita cristiana (come i movimenti), ma solo delle attività straordinarie che risvegliano il mandato di essere evangelizzatori nell’ordinario.

Q. Cosa si fa dopo "Una luce nella notte"?

Questa esperienza non si ferma con una serata! Le persone che contattiamo, sono accompagnate gradualmente alla pienezza della vita di fede e all’ingresso in una comunità parrocchiale attraverso le barche, le cellule, i corsi S. Andrea, i corsi Alpha, e altre proposte che diffondiamo in Italia e nel mondo attraverso una collana di libri, la nostra personale esperienza e la formazione che diamo ai nostri giovani evangelizzatori.

Q. Ho sentito parlare delle Sentinelle del mattino di Pasqua. Siete voi?

No. Non seguiamo una spiritualità “carismatica” e non siamo una scuola di evangelizzazione di tipo monastico, come è Jeunesse Lumière, alla quale si ispira quest’esperienza nata a Firenze e attualmente presente solo nel Mugello (FI). Anche le sentinelle di Pasqua vivono “LA luce nella notte”, un’esperienza molto simile ad “Una luce nella notte”, ma con alcune differenze che noi riteniamo sostanziali. La nostra spiritualità non è legata a nessuna realtà “carismatica” o di altro tipo: essere Sentinelle del mattino è, infatti, per tutti i giovani di tutte le parrocchie, a qualunque spiritualità appartengano. Non portiamo dei giovani in missione, provenienti da una scuola di evangelizzazione specializzata, ma formiamo i giovani del luogo perchè siano loro i veri protagonisti e i primi artefici dell’evangelizzazione, con un percorso che dura nel tempo e non solamente con un evento sporadico.

Q. Che differenza c'è tra le vostre attività e quelle organizzate da Nuovi Orizzonti?

La comunità fondata da Chiara Amirante è per noi una benedizione nella Chiesa. I consacrati di questa comunità di evangelizzazione, di guarigione e di recupero scendono laddove nessuno dei giovani normali di una diocesi riesce ad arrivare: nella Chiesa essi sono tra i più adatti per entrare nei luoghi del disagio e negli inferi della strada. Crediamo che ci sia bisogno anche di loro per arrivare lì. Crediamo, allo stesso tempo, che l'evangelizzazione sia per tutti: nessuno dovrebbe sentirsi spinto a vivere l’evangelizzazione di strada con un carisma specifico, se vuole vivere un’altra spiritualità o un altro stile di preghiera e di annuncio. Quello che noi offriamo alle diocesi è una proposta che tutti i giovani possono vivere e non solo quelli che aderiscono o vogliono entrare in contatto con un determinato carisma. Per questo ci sono le sentinelle: per formare dei giovani delle parrocchie rendendoli protagonisti, senza ricorrere ad aiuti esterni. Anche “Una luce nella notte” ha un altro fine da quello di questa e di altre comunità: per noi è uno strumento per la formazione degli evangelizzatori e non per la conversione dei lontani. Per questo abbiamo chiesto a tutti che non usino questo nome, da noi registrato per non ingenerare confusione nella Chiesa.

Q. Avete qualcosa a che fare con le "sentinelle in piedi"?

No. Le "Sentinelle in piedi" sono una resistenza formata da persone che vegliano su quanto accade nella società denunciando ogni occasione in cui si cerca di distruggere l’uomo e la civiltà. Esse vegliano nelle piazze per risvegliare le coscienze intorpidite e passive di fronte al pensiero unico. Ritti, silenti e fermi questi uomini e donne vegliano per la libertà d’espressione e per la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna. Esse sono una rete apartitica e aconfessionale. Le sentinelle del mattino condividono questa finalità e molti partecipano alle veglie delle "sentinelle in piedi", ma le due realtà sono totalmente differenti nel metodo e nelle proposte. Mentre le sentinelle in piedi fanno pressione sulla società con le veglie, le sentinelle del mattino risvegliano e formano le persone che desiderano mobilitarsi con questa e altre iniziative.

Q. È vero che "Una luce nella notte" è nata a Verona?

, Una luce nella notte è nata a Verona in una riunione del Centro di Pastorale giovanile che decise (assieme al Centro missionario) di aprire la chiesa cittadina di San Luca tutti i sabati del Giubileo dalle 22 alle 3 di notte, dall’ottobre 1999 al dicembre 2000, mentre fuori Chiara Facci e altre 2 ragazze evangelizzavano per la strada e accoglievano i giovani nella chiesa. Abbiamo ancora conservato il primo striscione e il primo volantino di Una luce nella notte. Lì abbiamo sperimentato moltissime sere, fino a giungere alla formula attuale. Questa nel 2002 fu sperimentata ancora due volte con successo nella missione di spiaggia a Riccione e nel 2003 la formula si perfezionò con il contributo di diverse comunità invitate alla missione diocesana che ne seguì. Dall’estate 2003 è stata ripetuta ogni mese a Desenzano (BS) e ora è imitata da moltissime comunità e movimenti. Questa è la storia: ma ora siamo contenti che altri abbiano preso l’idea e la vivano nei loro ambienti. Il “logo” del progetto Sentinelle testimonia fino ad oggi la fedeltà al metodo originario, anche se sempre migliorato dalle esperienze di questi anni, dal 1999 ad oggi.

Q. Ma il vostro colore è proprio sempre il viola-fuxia?

Il fuxia è un colore di dominio pubblico e chiunque può far stampare t-shirt del colore che vuole. Ma non sfugge il fatto che le sentinelle usano come loro colore tipico il fuxia dal 2006, al punto che chi vede fuxia in fase di evangelizzazione ci riconosce subito. Nero, bianco e fuxia sono i nostri colori sul sito, mentre evangelizziamo, in qualunque cosa facciamo. A coloro che lo copiano, usandolo per evangelizzare, chiediamo la gentilezza di… cambiare colore, o di non usare questi tre colori insieme, per non confondere le idee e non dare l’impressione di presentarsi come “sentinelle” se non lo sono.

Q. Chi vi finanzia?

Il Centro non ha sovvenzioni di nessun tipo, nemmeno dalla diocesi, anche se in qualche caso è la diocesi che aiuta i giovani impegnati per l'evangelizzazione. Nella maggior parte dei casi ogni equipe diocesana lavora a proprie spese e fidandosi della Provvidenza. Finora non ci è mai mancato nulla, anche se non chiediamo mai alcun tipo di compenso. Tutto è e rimarrà sempre gratuito; quando facciamo qualche corso chiediamo alle diocesi che ci invitano, solamente di coprire le spese vive per il materiale e i viaggi. In questi anni abbiamo visto che quando si evangelizza, il Signore fa arrivare sempre l’aiuto necessario, come un buon Padre.

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