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LA DIECI: UN PATTO DI PREGHIERA PER I GIOVANI
Proponiamo a tutte le Sentinelle di aderire a questo patto con Dio

Adorazione per le sentinelle a Bibione

La Dieci, è un piccolo (ma quanto grande!) sodalizio fatto tra giovani che si riuniscono per pregare in favore di chi non si ricorda mai di Dio. Un po' come ha fatto Abramo quando si mise a parlare con Dio in favore di Sodoma, che Lui voleva distruggere. L'Altissimo ha però promesso: "Per amore di quei dieci non la distruggerò" (Gen 18,32).

Questa straordinaria esperienza ecclesiale è sorta a Santorso (VI) negli anni ‘40 e si è sviluppata a Valdagno e a Bassano del Grappa successivamente. Si rifà integralmente al patto stipulato tra Dio e Abramo per la salvezza di Sodoma e Gomorra, le città bibliche condannate alla distruzione per i loro peccati individuali e sociali. Il patto tra Dio e Abramo, anche se in tempi storici diversi, può essere attuale anche oggi per la salvezza della città, della parrocchia, della gioventù.

E' quanto credettero Stelvio, Lino, Aldo, Guido, Edvige...Tutti giovani ventenni che, su suggerimento di Don Didimo Mantiero, sacerdote morto nel 1991 a Bassano del Grappa, diedero vita a Santorso al gruppo dei Dieci, con il preciso scopo di riprendere la promessa di Dio per la salvezza della città e in particolare dei giovani della parrocchia abbandonati a una triste vita di miseria materiale e di vuoto spirituale.

Don Didimo aveva spiegato che la straordinaria forza del patto consisteva nel fatto che gli uomini di fede e obbedienti a Dio possono intercedere per la salvezza degli altri, basta essere sensibili alle necessità della propria comunità e continuare la stessa trattativa di Abramo, ma questa volta con accanto il Signore Gesù.

Essere uno della Dieci significa rendersi strumenti coscienti e liberi nelle mani di Dio per la salvezza dei fratelli e della città "Per amore di quei dieci non la distruggerò" (Gen. 18,32).

Questa volta i giustificati (dal Sangue di Cristo: "siamo tutti giustificati per la Sua Grazia (Rm 3,24)) si offrirono volontariamente con l'entusiasmo dei vent'anni e diventarono autentici apostoli moderni, degni della nostra venerazione e della nostra imitazione.

La Missione

Stelvio Vitella uno dei primi martiri della DieciStelvio Vitella, operaio, il fondatore della Dieci, era considerato in paese di Santorso la peggiore cosa uscita dalle mani di Dio. Ma la Grazia lo trasformò in un autentico uomo di Dio. Scriveva al suo prete Don Didimo durante il servizio militare: "Guai se non avessi conservata intatta la mia fede... Come è dura la vita, quanto combattere, quante lotte per raggiungere il proprio ideale... Dio è con noi. Lo costringeremo ad essere con noi. E se il Signore ha cambiato la mia vita, perchè l'ha fatto?... ma quello che posso sapere con precisione è che non mi abbandonerà mai più... Quante volte quando sto pregando non per me, ma per i miei compagni perchè voglio che diventino più buoni, mi pare che Dio non possa rifiutarmi quanto gli chiedo; ma poi penso che sono stato tanto cattivo e allora mi viene una gran voglia di piangere, perchè vedo che non merito tanto". "Io prego sempre per quel dovere che mi sono imposto, perchè essere dei "Dieci" vuol dire che i nostri sforzi non andranno vuoti. Il Signore accoglierà l'umile nostra offerta di ogni giorno, per poi contraccambiarla in modo assai più grande, ne sono certo". "Dio ha bisogno di uomini come noi. Quando poi si è forgiati alla scuola di Cristo, non bisogna tradirlo, ma bisogna rendergli con tutte le nostre forze quanto fece per noi".

Di Stelvio si erano perse le tracce (fu ucciso nel 1944 e non se ne trovava il corpo).

Don Didimo allora si rivolse a San Giovanni Calabria, che già altre volte gli aveva detto la verità, quando nessuno la conosceva, per avere notizie di Stelvio. Quel colloquio fu straordinario e merita di essere trascritto.

"Fatti tre passi appena nello studio di Don Calabria..."Fermati, disse il santo prete, tu cerchi di Stelvio. Non lo cercare. Il Signore se l'è preso in Paradiso per una accorciatoia per premiarlo di sua grande bontà".

In quel momento, scrive don Didimo, capii tutto. Così tanto che risposi: "Allora è morto!". E il vecchio prete San Giovanni Calabria con dolcezza: "Non ti ho detto che è morto. Ti ho detto: il Signore se l'è preso in Paradiso per una accorciatoia, per premiarlo di sua grande bontà".

L'offerta

Aldo Dall'Alba, operaio, fu uno dei primi fondatori della Dieci, anch'egli ventenne. Era talmente convinto della bontà del Patto tra Dio e Abramo che lo volle suggellare fino all'estremo. Morì in campo di concentramento in Germania. Il suo ultimo colloquio con Don Didimo è estremamente significativo.

"No, Aldo, non puoi, non devi offrire la tua vita a Dio, nemmeno per la ‘Dieci'. Te lo proibisco con tutte le mie forze". E Aldo: "Sicchè il generale incita i soldati ad aver paura? Nel vangelo io trovo parole di condanna per ogni tiepidezza". Allora vedendomi perduto sul piano della logica, scrive don Didimo, lo attaccai per un altro verso. "Vangelo o non Vangelo, tu non lo devi fare. Se non vuoi intendere altre ragioni, pensa almeno che sei figlio unico; che i tuoi genitori hanno te solo. Non ami anche loro?".

E Aldo: "Se li amo. Anche Gesù era figlio unico e inoltre sua Madre era sola. Dio che ha pensato a Lei, non crede che penserà anche ai miei genitori? Se la mia offerta sarà accettata, sono sicuro che anche Lei sarà contento".

E Dio accettò. "Per il conseguimento di un ideale (Dieci) come il nostro, non vi possono essere nè tregue, nè soste. Vogliamo il costante miglioramento". "Nessuna bufera può fermare i "Dieci".

La preghiera

Don Didimo Mantiero con i primi DieciIl vero dinamismo e la forza dei membri della Dieci scaturisce dalla preghiera. La preghiera è un elemento dominante nella loro vita spirituale e determina anche la loro azione.

Don Maniero dà ai suoi figli un consiglio talmente importante che non esita a chiamarlo un comandamento: "Pregate e pregate tanto per gli altri, per i giovani". La preghiera personale ha sempre una dimensione comunionale, è l'espressione dell'amore per gli altri.

"Nella Dieci si ha coscienza di una chiamata alla preghiera in senso comunitario. E' la preghiera di chi la sa fare per tutti, a vantaggio di tutti, anche di coloro che né la sanno né la vogliono fare."

Don Didimo invitava a pregare per un ragazzo che offendeva Dio con le sue bestemmie ma sensibilizzava anche i suoi giovani sulle loro responsabilità per la pace nel mondo oppure la conversione della Russia. Con la preghiera dei semplici contadini vuole fare la "rivoluzione" nei piccoli villaggi italiani e anche la "contro-rivoluzione" nel potente Stato comunista: vuole cambiare il mondo.

Guido Revolomi, laureato, morto nel dopoguerra nel difficile esercizio del proprio dovere.

"Sono qua, padre, per un colloquio molto importante....Mi insegni a diventare santo!" "Il tuo proposito è bellissimo, risposi. Bisognerà cominciare dalla meditazione. Ogni mattina un quarto d'ora almeno lo dedicherai alla meditazione".

Mi rispose: "Da quando sono diventato studente di liceo, ho sempre meditato ogni mattina, prima di sentire la Messa e fare la S. Comunione".

"Allora ti suggerisco la recita quotidiana del Rosario. La Madonna aiuta molto chi lo recita. Lo aiuta naturalmente non per favorire chi egoisticamente volesse pregare, ma chi prega con intento di cercare il regno di Dio come tu stai facendo".

Guido rispose: "Ogni qual volta mi sposto da un luogo all'altro, recito ripetutamente il S. Rosario". "Ma allora cosa vuoi che ti insegni, caro Guido". E la battuta mi venne secca, secca. "Ecco, riprese il buon Guido, io aspiro a superare le difficoltà nel sopportare la sofferenza. Ne capisco l'utilità e l'efficacia, ma l'amaro del dolore mi pesa troppo. Ho l'impressione di essere poco generoso".

"Ora tu stai esagerando, risposi. Tu sai che la medicina fa bene e pretendi che il palato, pur sentendone l'amaro, continui a gustarla come se fosse dolce. Del resto anche Gesù aveva una certa paura del dolore (Passi da me questo calice). Comunque tanto per assuefarti al pensiero del dolore (dato che ne conosci l'efficacia), procurati un piccolo crocifisso e quando puoi, fa con esso la via crucis, magari una volta al giorno".

Portò la mano sinistra in un taschino, ne estrasse un crocifissetto e disse: "Da quattro anni, ogni giorno, accompagno Gesù sulla via del Calvario".

Io restai perplesso, scrive sempre don Didimo. Sapevo quanto Guido era buono, ma proprio così tanto non lo avevo pensato. Gli dissi salutandolo: "Guido, hai paura della morte? No, rispose. Meglio così. Credo, dissi, che morirai presto, perchè tu sei maturo per il cielo. Nel caso, di là, ricordati di me e della Dieci."

Quaranta ore dopo, don Didimo, vide il suo Guido, sotto una siepe, morto con il petto squarciato e la faccia orribilmente pesta. E piangendo ripeteva a se stesso: "Perché Guido tu sei maturo per il cielo".

La Dieci, la cui patrona è la Madonna di Fatima, benedetta e incoraggiata da San Giovanni Calabria, opera oggi al servizio della Chiesa come associazione privata di laici, ufficialmente riconosciuta dal Pontificum Consilium pro Laicis. Un gruppo di giovani che pregano e si sacrificano per assicurare la salvezza delle anime dei giovani.

Portare Dio ai giovani e i giovani a Dio, "dare man forte a Gesù": questo è il compito della Dieci.

La Dieci si ritrova ogni primo venerdì del Mese per l'Eucaristia nelle varie città dove ci sono sentinelle del mattino. Se vuoi entrare nel patto, le porte sono aperte a tutti. Scrivici per informazioni a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo .

 
 
 
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