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Frequently Asked Questions

  1. Ho un sacco di domande da farvi...Non siete un movimento?
  2. Siete un’associazione?
  3. Ma allora perché avete un logo?
  4. Mi piace l’idea, ma non voglio fare le “sentinelle del mattino”!
  5. Posso fare «Una luce nella notte» per conto mio, senza di voi?
  6. Posso chiamare «Una luce nella notte» in un altro modo?
  7. Per le parrocchie piccole funziona questo progetto?
  8. Avete qualcosa anche per gli adolescenti e ragazzi del post-cresima?
  9. E se il mio parroco non vuole?
  10. E se la mia diocesi non è pronta per questo genere di attività?
  11. Non si portano via i giovani dalle parrocchie?
  12. E cosa si fa dopo «Una luce nella notte»?
  13. Ho sentito parlare delle «Sentinelle del mattino di Pasqua». Siete voi?
  14. Che differenza c'è tra le vostre attività e quelle organizzate da Nuovi Orizzonti?
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1. Sembrate un un movimento... lo siete?
No! Un movimento ha un fondatore/fondatrice e una spiritualità. Noi siamo partiti come commissione di pastorale giovanile nella diocesi di Verona, iniziando un "progetto di pastorale di primo annuncio". Questo progetto è stato poi adottato anche in altre diocesi, che ora lo vivono in modo autonomo: il centro di Desenzano fornisce solo un'amicizia e un aiuto esterno per avere nuovo materiale, consigli, ecc...

2. Ma siete un'associazione?
Alcuni collaboratori adulti del progetto si sono costituiti in associazione civile Onlus per avere una personalità giuridica a livello burocratico e per coordinare il loro lavoro a livello internazionale. Il progetto è un "progetto di primo annuncio", ossia un pacchetto di iniziative che impegnano i laici per l'evangelizzazione.

3. Ma allora perché avete un logo?
Il logo non dice un'appartenenza ad un gruppo (le "sentinelle"), ma la condivisione di un ideale e uno stile. Chi vede il logo sa che trova in tutta Italia la stessa visione, le medesime attività, lo stesso progetto. È un marchio di qualità registrato. Questo crea il network e favorisce lo scambio delle esperienze tra chi incarna il progetto in differenti contesti.

4. Mi piace l'idea, ma non voglio fare le "sentinelle del mattino"!
Per noi le "sentinelle" sono i giovani normali di una diocesi che appartengono già a qualcosa (parrocchia, gruppo, ecc...), ma che si impegnano a lavorare concretamente per risvegliare all'evangelizzazione tutti i battezzati, attraverso attività straordinarie di primo annuncio. Il nome non significa appartenenza, ma "stessa visione". Giovanni Paolo II chiamò così tutti i giovani del mondo alla GMG del 2000: non voleva fondare un movimento, ma affidare loro un compito.

5. Posso fare «Una luce nella notte» per conto mio, senza di voi?
Certo! Ma il consiglio che ti diamo è di fidarti di chi la realizza dal 1999, continuamente verificando e correggendo l'esperienza. Perché partire di nuovo daccapo e rifare gli stessi errori? Sembra facile organizzare una serata così, ma non lo è! Richiede mille attenzioni e particolari che fanno la differenza... Fatti aiutare, frequentando i nostri atelier, venendo a conoscere l'esperienza in atto lì dove si vive.

6. Posso chiamare «Una luce nella notte» in un altro modo?
Devi farlo se vuoi vivere quest'esperienza con altre modalità e al di fuori di questo progetto. Per noi il nome dice il logo. Sappiamo che alcuni usano un nome simile: (ad esempio: "LA luce nella notte"): questo crea confusione e molti credendo di trovare le sentinelle, trovano invece un movimento o una comunità religiosa o altre esperienze particolari. Ma siamo ugualmente contenti che Una luce nella notte sia ormai una realtà nella Chiesa italiana, molto imitata e riprodotta. Deo Gratias!

7. Per le parrocchie piccole funziona questo progetto?
Sì e no. Dobbiamo uscire da una mentalità ristretta che pretende di avere in parrocchia tutta la Chiesa. Il centro della struttura ecclesiale è la Chiesa locale, ossia la diocesi. Per questo lavoriamo prevalentemente a livello diocesano, chiamati da un vescovo o da un direttore della pastorale giovanile. Crediamo che questo porti un frutto immediato anche in parrocchia, abilitando i laici e gli animatori all'evangelizzazione esplicita. A livello di giovani, poi, non ha senso rinchiudere delle attività legandole ad un territorio troppo ristretto. È possibile, invece, che più parrocchie si uniscano per portare avanti il progetto a livello vicariale, decanale o zonale.

8. Avete qualcosa anche per gli adolescenti e ragazzi del post-cresima?
Sì e no. Questo progetto mira alla fascia 20-35 (e oltre per le famiglie): noi puntiamo a formare dei giovani adulti capaci di evangelizzare. Questo ci sembra il miglior modo per aiutare anche i ragazzi più piccoli: essi hanno bisogno non di nuovi schemi di incontro o di nuove attività di intrattenimento, ma dell'amicizia di persone capaci di parlare loro di Gesù. Quando un giovane animatore vive da "sentinella", torna in parrocchia e gestisce il suo gruppo "post-cresima" con una nuova mentalità.

9. E se il mio parroco non vuole?
È diritto di ogni battezzato essere un evangelizzatore. Per evangelizzare nell'ordinario non c'è bisogno di alcun permesso; nè del parroco, nè del vescovo. Se un parroco non vuole concedere l'uso delle strutture necessarie (ad esempio la chiesa per «Una luce nella notte»), non c'è problema. Non perdiamo tempo a convincere chi non è disponibile, ma ci rendiamo disponibili a chi crede nell'efficacia di questo tipo di evangelizzazione. Non dobbiamo convincere tutti, ma iniziare a formare dei giovani evangelizzatori, anche se pochi. Apriamo questa finestra!

10. E se la mia diocesi non è pronta per questo genere di attività?
Noi lavoriamo sempre a livello diocesano. Per questo non agiamo mai senza il vescovo che ci dà (lui o attraverso un suo delegato) il mandato ufficiale della Chiesa. Se il vescovo nutre delle riserve o ritiene non opportuno iniziare il progetto in diocesi, nella piena e gioiosa obbedienza ai nostri pastori ci fermiamo e continuiamo ad evangelizzare personalmente nella vita ordinaria. Intanto per alcuni giovani è possibile partecipare laddove si evangelizza (ad esempio in una diocesi vicina).

11. Non si portano via i giovani dalle parrocchie?
Questa frase ci fa sorridere... la dicevano anche a don Bosco! In realtà i giovani che contattiamo non hanno nemmeno visto una parrocchia o ne sono usciti ben presto. Se qualche sentinella appartiene ad un gruppo, ad un movimento, ad una realtà ecclesiale, per noi è necessario che rimanga in quella realtà. Il progetto non offre un cammino di vita cristiana (come i movimenti), ma solo delle attività straordinarie che risveglino il mandato di essere evangelizzatori nell'ordinario.

12. E cosa si fa dopo «Una luce nella notte»?
Il progetto non si ferma con una serata! Le persone che contattiamo, sono accompagnate gradualmente alla pienezza della vita di fede e all'ingresso in una comunità parrocchiale attraverso le barche, le cellule, i corsi S. Andrea, i corsi Alpha, e altre proposte che diffondiamo in Italia e nel mondo attraverso una collana di libri, la nostra personale esperienza e la formazione che diamo ai nostri giovani evangelizzatori.

13. Ho sentito parlare delle «Sentinelle del mattino di Pasqua». Siete voi?
No! Non seguiamo una spiritualità "carismatica" e non siamo una scuola di evangelizzazione di tipo monastico, come è Jeunesse Lumière, alla quale si ispira quest'esperienza nata a Firenze e attualmente presente solo a Mucciano (FI). Anche le sentinelle di Pasqua vivono "LA luce nella notte", un'esperienza molto simile ad "Una luce nella notte", ma con alcune differenze che noi riteniamo sostanziali. La nostra spiritualità non è legata a nessuna realtà carismatica o di altro tipo: il progetto Sentinelle del mattino è, infatti, per tutti i giovani di tutte le parrocchie, a qualunque spiritualità appartengano. Il nostro progetto non porta dei giovani in missione, provenienti da una scuola di evangelizzazione specializzata, ma forma i giovani del luogo perchè siano loro i veri protagonisti e i primi artefici dell'evangelizzazione, con un percorso che dura nel tempo e non solamente con un evento sporadico.

14. Che differenza c'è tra le vostre attività e quelle organizzate da Nuovi Orizzonti?
Il progetto di primo annuncio che offriamo alle diocesi è una proposta che tutti i giovani possono vivere e non solo quelli che aderiscono ad un determinato stile carismatico. La comunità fondata da Chiara Amirante è per noi una benedizione nella Chiesa: i consacrati di questa comunità di guarigione e di recupero scendono laddove nessuno dei nostri giovani riesce ad arrivare: nella Chiesa essi sono i più adatti per entrare nei luoghi del disagio e negli inferi della strada. Crediamo che ci sia bisogno di loro per arrivare lì, ma anche che nessuno dovrebbe sentirsi costretto a vivere l'evangelizzazione di strada con il loro stile, se vive un'altra spiritualità o un altro stile di preghiera e di annuncio. Per questo c'è il nostro progetto, che mira alla formazione dei giovani delle parrocchie. Pertanto, la nostra "Una luce nella notte" ha un altro fine da quello di questa e di altre comunità religiose.


 
 
 
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