Arezzo: Una luce nella notte a Cortona
Testimonianza di una serata straordinaria
Partiamo dal fatto che avevo un’idea parecchio approssimativa di cosa fosse e di come si sarebbe svolta Una Luce nella Notte, prima di arrivare al 2 maggio.
Quindi la curiosità era tanta, come lo era anche la paura, perché si trattava di portare Gesù a persone che non conosci e che non ti conoscono, di portare l’annuncio che a te ha cambiato la vita.
La giornata è stata semplicemente stupenda: con altri ragazzi e ragazze ci siamo ritrovati di mattina presto per preparare gli ambienti e il mangiare in vista dell’arrivo del resto della “truppa” e della Luce nella Notte. Da sottolineare il fatto che tutti noi eravamo pronti con scope e cenci a pulire (ma il padrone di casa Marcello ci ha fatto trovare tutto già splendente) e che veramente si stanno pian piano invertendo i ruoli maschili e femminili: infatti le donne si son prese il lavoro duro dell’allestimento della chiesa (anche se ci hanno messo svariate ore per attaccare un telo a un muro… ma alla fine hanno fatto un ottimo lavoro dai…) mentre noi uomini abbiamo preparato le stanze per il ritrovo pomeridiano e, soprattutto, il mangiare e il bere: ci siamo dimostrati dei cuochi provetti! È stato bello, oltre che divertente, ho conosciuto meglio ogni ragazzo ragazza, trovando in loro un’apertura e un sorriso che mi hanno stupito e contagiato al volo. Ho imparato per la maggiore a conoscere Don Danilo, che ci aveva assicurato che sarebbe arrivato la mattina alle 10 per aiutarci, mentre in realtà si è presentato alle 2 per mangiare… si scherza Danilo!
Alle 5 è arrivato il gruppone e, dopo un aperitivo all’insegna del meraviglioso nostro cocktail di benvenuto (dagli ingredienti tuttora ignoti) è iniziato il lavoro per praparare noi ragazzi, specialmente quelli che come me erano alla loro prima Luce, a capir bene di cosa si trattava.
In sintesi saremmo stati suddivisi in 4 gruppi, ognuno dei quali con un compito preciso. In giornata mi ero fatto un’idea di ognuno di questi ruoli dai racconti dei ragazzi che già avevano vissuto questa esperienza e pensavo che tra questi quello che avrei voluto evitare era quello dell’Accoglienza: in sintesi si tratta di accogliere appunto una persona o una coppia che entra in chiesa, e di accompagnarla dal Santissimo. E mi dicevo che era un ruolo che, rispetto agli altri, richiede forse una maggiore preparazione, una certa sensibilità, una predisposizione. Ma dopo gli atelier di presentazione di questi ruoli sono rimasto affascinato proprio da quello dell’Accoglienza, non so perché, ma dopo la spiegazione mi è venuto da pensare che se mi fossi lasciato andare e chiedendo aiuto a Gesù mi sarebbe potuto riuscire.
Fatto sta che arriva ormai ora di cena, ci godiamo le pizze e i dolci fatti dalle ragazze (almeno quelli li hanno fatti sì…) e, dopo aver sistemato, ci dirigiamo verso la chiesa per la preghiera di preparazione e per l’assegnazione dei ruoli; e per la Luce nella Notte naturalmente.
In chiesa l’atmosfera è speciale, la luce è molto soffusa, per non dire che è quasi buio. Ma quando il Santissimo viene esposto è come se il contorno scomparisse e, quando ognuno di noi è chiamato al suo ministero, si ha proprio la sensazione della chiamata di Gesù. Almeno per me è stato così, e il fatto che al mio nome fosse associato il quello dell’Accoglienza ne è stato una gran conferma.
Prima di entrare in chiesa avevo paura, timore; cosa dirò, come mi comporterò, pensavo; sentivo il peso della responsabilità dell’annuncio. Ma, dopo tutto questo, mi è venuto spontaneo aprire le braccia, lasciare indietro le paure e chiedere a Gesù di guidare il mio corpo, i miei occhi e la mia voce.
E il bello è che poi così è avvenuto: sono riuscito ad entrare in confidenza con le persone, ad ascoltarle. Le loro storie, i loro problemi, il loro essere: gli uomini e le donne che ho accompagnato al Santissimo mi hanno dato tantissimo. E vedevo che anch’io riuscivo a parlare e mi rendevo conto che le parole che uscivano dalla mia bocca uscivano e basta, non stavo a pensarle. E la cosa strana è che quello che dicevo sentivo che aveva un senso (cosa che raramente succede) e questa è stata la conferma che ci fosse qualcuno che mi mandava, che mi spingeva, che mi aiutava. E mi son sentito grato, grato di esser stato chiamato a tutto questo; ma grato è un termine riduttivo: pensate a grato elevato alla settima e semmai ditemi se esiste una parola per descriverlo.
E il bello è che è bastato aprire davvero il cuore, solo per poco, per essere inondato da tutto questo ed è bastato avere le palpebre abbastanza aperte per riconoscerlo. È una cosa successa, un fatto vero, una cosa che ho visto. Per questo mi viene da ringraziare tutti quelli che hanno condiviso con me il 2 maggio: siete stati tutti fondamentali perché quello che mi è successo avvenisse. E grazie a Gesù che ci ha fatto incontare.
Roberto
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